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«Qualcosa è cambiato». In un tranquillo giorno di mezza estate, a ridosso di Ferragosto, Il Sole 24 ore titolava: «Condominio con più libertà». La notizia? L’intesa raggiunta al Senato, in Commissione Giustizia, sul disegno di legge di riforma del Codice Civile in materia di condominio, in grado di stravolgere norme immutate per quasi 70 anni, con l’istituzione del registro degli amministratori, l’elenco dei casi di revoca dell’amministratore, in carica per almeno 2 anni, norme più stringenti contro i condòmini che non pagano. Cinque giorni dopo la Gazzetta Ufficiale pubblica il D. Min. «Miglioramento della sicurezza degli ascensori»: quelli installati prima del 24 giugno 1999 hanno da 2 a 5 anni per «analisi delle situazioni di rischio», da eliminarsi entro 5 o 10 anni. Ottimo. Specie per chi se ne occuperà: è un affare da 5 o 6 miliardi di euro.
Grandi cambiamenti in atto. Perché? Perché tanta improvvisa attenzione verso un mondo dimenticato per decenni? Per assicurare i diritti degli amministratori? O gli interessi di chi, in questo settore, sta per investire risorse ingenti?
La domanda non è più rinviabile. Col condominio quasi tutti abbiamo a che fare. 840.000 gli edifici in condominio, con 12 milioni di famiglie: 29 milioni di persone, circa il 50% dei cittadini. Se consideriamo anche gli uffici, la cifra quasi raddoppia: oltre l’80% degli italiani vive o lavora in condominio. E se certi problemi atavici sembrano attenuarsi – su 300.000 dichiaratisi amministratori all’anagrafe tributaria, 260.000 si concentrano su un solo immobile – dall’altro le ombre restano troppe.
Nasce da qui l’esigenza di un Forum, un «Property Forum» in cui non solo gli operatori del settore, ma i protagonisti del mondo politico, economico e culturale si confrontino sulle mete future. Se la casa è il primo bene comune, e casa per gli italiani significa quasi sempre condominio, le decisioni prese in questo ambito influiranno sull’intero assetto del Paese.
Con un lateral thinking un «pensiero laterale» che sfida i problemi affrontandoli in un’ottica diversa, innovativa e spesso risolutiva – il Forum si aprirà a una riflessione interdisciplinare, con scenari a 360 gradi. Qui sta la chiave di un sistema produttivo all’insegna della sola forma di economia vincente oggi: l’«economia della condivisione». Anche nel Real Estate occorre ripartire dalla «economia della conoscenza»: che crea valore a partire dall’uomo, dai professionisti della conoscenza, dal capitale umano, col suo patrimonio di know how e creatività. Il quale però, oggi come mai, si moltiplica esponenzialmente in quanto condiviso nelle infinite connessioni dei network: ogni “rete” cui possiamo dar vita – i network di risorse umane, ma anche e soprattutto websocial network. Dai link dei network – sempre social sia “in digitale” che nella “vita reale” – ogni professionista deve ripartire per farsi ricchezza, risorsa sociale ed economica. I professionisti devono farsi network: come accadrà nel «Property Forum», un «network di network» ove la knowledge economy si innova ed evolve in «economia della conoscenza condivisa». Una «economia collegata»: un’«economia della condivisione», dove gli «amministratori di condominio» possano trasformarsi in network di «gestori di immobili», di «manager immobiliari». Senza aspettare il futuro, ma creandolo e rendendolo, qui e ora, proficuo presente per tutti.
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Rachele Zinzocchi
Consulente Università LUISS Guido Carli
(Attività web e editoriali)
Consulente Camera dei Deputati
Collaboratrice de «Il Tempo»

Franceso Di Castri
Presidente SINTEG

Cristiano Sabbatini
Amministratore Unico BAE

Fabrizio Macrì
Avvocato
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